Jazz & Power: Perché il talento non basta per diventare un'icona.
Questo libro sfida l'idea romantica che il merito e il duro lavoro siano sufficienti per avere successo.
Pfeffer, professore a Stanford, sostiene che il potere sia una competenza fondamentale e "neutrale" (come un coltello: può essere usato per scopi buoni o cattivi) necessaria per apportare cambiamenti nel mondo e fornisce le 7 regole del potere secondo il suo punto di vista.
Allora ho provato ad immaginare come queste regole potessero essere applicate al mondo della musica e le ho reinterpretate a modo mio. Come premesso io non sono bravo in nessuna di queste, ma la riflessione mi ha dato alcuni spunti su cui ho deciso di lavorare.
L'idea che il potere e il jazz abbiano qualcosa in comune potrebbe sembrare una nota stonata. Immaginiamo il jazz come un regno di pura libertà e democrazia assoluta, ma la realtà di Jeffrey Pfeffer — cruda e pragmatica — si applica perfettamente anche al mondo dei musicisti.
Ecco come le 7 Regole del Potere possono trasformare un musicista di talento in un leader della scena jazzistica.
1. Esci dai tuoi schemi (Supera l'umiltà del "sideman")
Molti jazzisti restano nell'ombra, aspettando di essere "scoperti" per la loro tecnica. Pfeffer direbbe che questo è un suicidio professionale. Per avere potere nel jazz, devi smettere di considerarti solo un esecutore. Devi vederti come il centro di gravità. La sindrome dell'impostore non ti farà ottenere l'ingaggio principale; la convinzione di avere qualcosa di unico da dire, invece, sì.
2. Infrangi le regole (Oltre il Bop)
Il jazz è nato infrangendo le regole, ma col tempo ne ha create di proprie (le progressioni II-V-I, la struttura dei soli). I grandi del jazz — da Miles Davis a Ornette Coleman — hanno acquisito potere facendo l'esatto opposto di ciò che ci si aspettava. Infrangere la "tradizione" non è solo una scelta estetica, è un atto di potere che costringe l'intero settore a ridefinire i propri standard attorno a te.
3. Mostrati potente (La presenza scenica è tutto)
Pfeffer sostiene che la competenza non è sufficiente se non appare come tale. Sul palco, il modo in cui tieni lo strumento, come conti il tempo alla band e come guardi il pubblico comunica chi comanda. Un musicista che proietta autorità ottiene più rispetto dai fonici, dai promoter e dai colleghi. Se sembri un leader, verrai trattato (e pagato) come un leader.
4. Costruisci un brand personale (Non essere "solo un altro chitarrista")
Nel mercato saturo di oggi, essere un bravo strumentista è la base, non il traguardo. Qual è il tuo "suono"? Qual è la tua storia? Miles Davis non vendeva solo note; vendeva "coolness". Creare un brand potente significa che il pubblico non viene a sentire il "jazz", viene a sentire te. Il brand è lo scudo che protegge la tua carriera dalle fluttuazioni del mercato.
5. Fai networking senza sosta (La lobby del Jazz)
Il jazz non si suona nel vuoto. Pfeffer sottolinea l'importanza dei legami deboli. Non frequentare solo i tuoi amici fidati; parla con i direttori artistici, i critici, i proprietari dei club e i musicisti di altri generi. Le opportunità migliori arrivano spesso da chi si trova fuori dalla tua cerchia ristretta. Il networking è il vero spartito su cui si scrive la carriera.
6. Usa il tuo potere (Consolida la tua influenza)
Una volta ottenuto un briciolo di influenza — magari la direzione di una rassegna o un contratto discografico — usalo. Assumi i musicisti che stimi (creando debiti di gratitudine), promuovi giovani talenti che diventeranno i tuoi alleati domani. Il potere nel jazz si mantiene creando un ecosistema che dipende, in parte, dalle tue decisioni.
7. Il successo giustifica i mezzi (L'eredità dei Giganti)
Molti grandi geni del jazz erano caratteri difficili, esigenti o cinici nella gestione dei loro affari. Tuttavia, la storia li ricorda come eroi. Perché? Perché hanno avuto successo. Pfeffer ci ricorda che i posteri non celebrano chi è stato "gentile ma irrilevante", ma chi ha lasciato un segno indelebile. Una volta che la tua musica diventa leggenda, le critiche sui tuoi metodi svaniscono.
Conclusione
Il jazz è improvvisazione, ma la carriera di un jazzista non può essere lasciata al caso. Applicare le regole di Pfeffer non significa tradire l'arte, ma assicurarsi che l'arte abbia il palco, il pubblico e le risorse che merita. In fondo, il potere è come un buon assolo: richiede tecnica, coraggio e la capacità di imporre la propria voce sopra il rumore di fondo.
E voi cosa ne pensate?
Stefano Guerrieri



Commenti
Posta un commento